Che ansia.
Sinceramente non so come iniziare questa recensione, forse perchè il film, almeno nella parte finale, mi ha deluso e non poco. Mi aspettavo qualcosa di più verso la fine, soprattutto se il film è la trasposizione cinematografica di un romanzo di Stephen King, mica di Federico Moccia. Ho notato però che dopo tanto tempo passato al cinema, 1408 è l’unico film del genere horror/thriller che mi ha messo ansia e un pizzico di “paura“; insomma, due balzi sulla poltrona mi sono scappati e del tutto motivati!
La trama è semplice: lui è un ex-brillante-scrittore (John Cusack) che ora si dedica a scrivere e stilare manuali di hotel infestati da spiriti e fantasmi, pur essendo scettico riguardo il paranormale. Viene incuriosito da una cartolina nel quale è scritto “Non entrare nella 1408“, Dolphin Hotel, New York. Lui invece ci va e se pure il direttore dell’albergo (Samuel L. Jackson) cerca in tutti i modi di farlo desistere mostrandogli cosa accade nella 1408, lo scrittore, scettico sull’argomento, decide di entrarvici non sapendo che vivrà l’ora più drammatica della sua vita. E fin qui io rimango di sasso, paralizzato da ciò che accade. Scene da brivido, al cardiopalma, musiche giostrate al meglio e utilizzate nei momenti giusti e “balzi sulla sedia” che non ti aspetti. Poi ci avviamo al finale: un disastro. La mia tesi su cosa accade realmente nella stanza sfuma e resta l’amaro in bocca in un film che avrebbe potuto dare di più.
Non parliamo poi di Samuel L. Jackson, delusione su tutti i fronti: sarà apparso nel film per 10/15 minuti e il suo ruolo? Quello di non far entrare lo scrittore nella 1408. Wow.
E’ un film insolito, che ti stupisce all’inizio e ti scandalizza sul finale ridicolo. Lo consiglio solo a coloro che amano il genere, o amano Stephen King (ho letto che il film è considerato come la miglior trasposizione cinematografica riuscita di un suo romanzo), per il resto forse al cinema c’è di meglio.
Voto:
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