life is now…
Enjoy! :-)
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feb 8
Come ogni sacrosanta volta che vado all’università, anche oggi ho preso uno di quei giornali
gratuiti che vengono distribuiti con le notizie più importanti rilasciate, il più delle volte, dalle agenzie di stampa. Trovo una intervista fatta a Graziano Cecchini. CHI?! Fontana di Trevi rossa e quadricromia vi dicono nulla? Esatto, proprio lui. E ribadisco che nelle sue gesta non ci vedo nulla di male, anzi; e proprio per ribadirlo riporto qui alcuni punti della breve (purtroppo) intervista a cura di Valentina Sartarpia per City:
Come è nata l’idea di colorare di rosso la fontana di Trevi?
“Diciamo che in aquesti anni mi sono un pò rotto di tutte le cose dette e fatte, per cui ho cercato di coniugare un’azione artistica al carattere sociale. E visto che l’unica avanguardia artistica che fa questo è il futurismo, ho fatto un’azione futurista per dare uno scrollone.”Com’è passato dal rosso Trevi alla qauadricromia di Trinità dei Monti?
“[...] Da un monocromatico rosso, bellissimo perché non è né rosso Valentino né rosso Ferrari, e si passa alla dinamica della pioggia di movimento di colori.”Lei è di destra?
“Io sono… no, rifiuto questo termine, vuol dire tutto o niente. [...]“Dopo Fontana di Trevi e Trinità dei Monti, attacca il Colosseo?
“No, basta Roma, sarebbe accanimento terapeutico. Il 16 la invito a un aperitivo alla Giubbe rosse a Firenze… vedrà.”
E io non vedo l’ora di vedere…
feb 6
I nomi dei miei due pesci rossi. Rossi per modo di dire; Nia è rossa a macchie mentre Boris è nero… completamente. Tra i due il più attivo è sicuramente Boris; Nia a volta resta immobile. Gli do da mangiare una volta al giorno, forse due.
E’ una cosa che mi piaceva e ho deciso di comprarmi vaschetta, retino, mangime e ghiaia. Il tutto per 35 euro.
Benvenuti in famiglia!
Consigli da darmi? Sapete ho brutti ricordi di pesci rossi. Mio padre fece cadere il mio primo pesciolino, Merlino (niente commenti…), nel buco della vasca da bagno. Tremendo.
feb 3
O si ama, o si odia. O colpisce, o lascia indifferenti. Cloverfield mi ha tenuto incollato alla poltrona per tutta la durata del film (non molto lungo, ma non è un problema). Tutta la pubblicità virale fatta attorno al film mi ha permesso di farmi una minima idea di quel che poi sarei andato a vedere. E il risultato non è stato per nulla deludente.
La storia di svolge a New York, in una normalissima sera di Maggio. Un gruppo di amici prepara una festa di addio per un loro amico, Rob, pronto a partire per il Giappone. Durante la festa però, le pareti iniziano a tremare e un gran boato immobilizza tutti; non è un attacco terroristico o una scossa di terremoto, ma qualcosa di più mostruoso. La particolarità di Cloverfield, geniale a mio parere, è di distinguersi dagli altri film del genere “disaster” grazie all’utilizzo di una videocamera a mano, che segue, per tutto il film, passo passo le azioni del gruppo come se noi stessi fossimo con loro e vivessimo poco alla volta le situazioni di panico e smarrimento. Certo, delle volte la videocamera si muove un pò troppo velocemente, dando senso di volta stomaco, ma è un fattore che può essere superato. La videocamera è impugnata da uno dei protagonisti e quindi ci permette di seguire l’azione dal suo punto di vista e non in terza persona come accade classicamente nei film. Capitolo a parte per il mostro: fantastico. Tutto l’alone di mistero che si era celato sulla sua figura ancor prima che il film uscisse non delude così come il suo aspetto e le sue caratteristiche.
Per chiarire: non siamo di fronte ad un nuovo Godzilla, ma a qualcosa di più evoluto e terrificante.
Parlando dell’aspetto tecnico, vanno applauditi regista e produttore, rispettivamente Matt Reeves e J.J. Abrams, il secondo noto ai più, per aver creato serie televisive di grande originalità (Lost non vi dice nulla, vero?) per il lavoro svolto, proprio perché è un film difficile da gestire, anche nel poco tempo di pellicola proiettata (ma la durata ridotta del film la potete capire soltanto vedendo il film). La fotografia è sublime. Come era ovvio, un prodotto destinato al cinema prevede una qualità video nettamente superiore rispetto ai comuni proiettori e quindi non stupitevi nel vedere le grandi potenzialità della videocamera. Per il resto sembrava una normalissima videocamera; zoom, sgranatura, messa a fuoco, visore notturno e luce.
Altra nota positiva è il fatto di sentirsi coinvolti nell’azione e quindi di provare quelle emozioni di paura e agitazione nel trovarsi di fronte a qualcosa che che sbuca all’improvviso da chissà dove per distruggere tutto. Inquietudine assicurata durante il film. Complimenti anche al gruppo di attori protagonisti, semi sconosciuti e quindi impersonificabili da ognuno di noi poiché viviamo le loro stesse paure. Insomma, ci sarebbe tanto altro da dire ma per non rovinarvi la sorpresa nel caso lo vedeste, preferisco fermarmi qui per lasciare decidere a voi se andarlo a vedere o no.
Voto: 



