Cappello e frusta. Chiunque riconoscerebbe Indiana Jones grazie a questi due storici oggetti che ne hanno fatta un’icona consacrata dell’accoppiata Lucas / Spielberg (il regista, ancora una volta di Indiana Jones) sul fronte dei film “avventurosi”. Indiana Jones è tornato più curioso e determinato che mai ma soprattutto… più vecchio. Harrison Ford, a 60 anni suonati si diverte come un ragazzino a tirare pugni, frustate e eseguire folli acrobazione in macchine e moto e, controfigure a parte, i suoi anni non li dimostra proprio.
Stavolta il nemico di turno è rappresentato dai Russi del KGB, durante il periodo della Guerra Fredda (1957) e dei primi test nucleari; la guerra è quindi dichiarata tra il professor Jones e Irina Spalko (Cate Blanchett), assetata donna di potere, ex braccio destro di Stalin. Ma a dar man forte al caro Indiana non solo un amico doppiogiochista ma anche il giovane Matt (Shia LaBeuf - bravissimo davvero -, Disturbia), che si scoprirà più vicino a Harry Jones di quanto potesse immaginare. Spazio quindi ai sentimenti durante gran parte del film con un occhio puntato sul lieto fine quasi scontato. Non voglio raccontare più del dovuto, ma sinceramente l’idea di aggiungere elementi extraterrestri, come sappiamo tutti amati da Spielberg (E.T.), mi ha un pò rovinato il tutto. Le idee per fare un film senza quegli elementi troppo fantascientifici c’erano tutti e questa modernizzazione può forse produrre fastidio ad un appassionato di questo genere di film dove visitare templi e fare scoperte archeologiche la fanno da padrone. Per il resto il film, per un amante di Indiana Jones è il massimo mentre per uno spettatore curioso può essere addirittura folle in alcune scene. Indiana Jones è così: prendere o lasciare. Finale ben definito da Spielberg che non lascia spazio ad altre possibili continuazioni. Di Indiana Jones ce ne è uno solo.
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