Parliamoci chiaro. Kung Fu Panda non è certo un prodotto destinato ad un pubblico adulto, o forse sì, bho. Non è paragonabile a Shrek, che forse strizza l’occhio ad un pubblico non troppo giovane, con arguti doppisensi. Sta di fatto che la Dreamworks, come fece per Shrek e Madagascar, colpisce nel segno. Kung Fu Panda è divertente, spiritoso e godibilissimo per lo spettacolo che è: un cartone animato (in digitale).
La storia è semplicissima: siamo nell’antica Cina, in una valle abitata da animali; Po (doppiato da Fabio Volo), un panda impacciato e ingombrante (io adoro i panda) lavora come cameriere nel ristorante del padre ma sogna di diventare una stella del Kung Fu come i suoi idoli, le Cinque furie: Mantide, Tigre, Scimmia, Vipera e Gru… una fantasia con i nomi… Per una strana coincidenza Po verrà dichiarato dall’antico saggio, il “Guerriero Dragone” ovvero colui che salverà l’intera Valle dal ritorno del cattivissimo Tai Ling, leopardo delle nevi, ex allievo del mentore dei Cinque, assetato di vendetta e in fuga dalla prigione più “sicura” della Cina. Grazie ad un allenamento fatto ad-hoc per Po, egli riuscirà ad imparare la grande arte del Kung Fu e insieme al suo maestro capirà come tutto sia possibile se lo si vuole.
Insomma, il film  è ricco di battute e di momenti divertenti e il fatto che il film sia rivolto ad un pubblico di bimbi non deve scoraggiarvi ad andarlo a vedere: quando l’ho visto moltissimi “grandi” (compreso io OVVIAMENTE) ridevano. E poi è un miracolo della Computer Grafica in 3D che anno dopo anno fa passi da gigante. Godetevi il film così come è.
Voto:

Questo di certo non è PER NIENTE un film da bambini. Torniamo indietro di un bel pò di anni, nel 1996 quando uscì Trainspotting, film diretto da Danny Boyle e ispirato all’omonimo romanzo di Irvine Welshche ha lanciato nel mondo del cinema alcuni dei presenti nel cast, uno su tutti Ewan McGragor (Moulin Rouge).
Sinceramente non so in che genere collocare esattamente il film, ma devo dire che mi è piaciuto. La storia è ambientata a Edimburgo (non mi piace solo per questo) e narra le vicende di un gruppo di tossicomani. L’intero arco narrativo ci racconta, come mai aveva osato nessuno in un film, il punto di vista di un gruppo di drogati; non si parla di leggerezze, ma di vera e propria droga. Vederlo al giorno d’oggi ci viene da pensare (perchè solo questo si può fare) se qualcosa sia cambiato nei modi di farlo: io credo proprio di no.
Il gruppo di amici si droga continuamente raggiungendo limiti inimmaginabili che solo chi ha visto film può intendere… si va dalla calma apparente allo sbando più totale o dalla ricerca di redimersi e di dire “basta, non lo faccio più” a ricaderci perchè la legge “del gruppo” è quella che predomina su tutto. E’ un film duro, aspro e molto duro da digerire con un finale che fa ben sperare per alcuni, per altri un pò meno, ma forse dopo averlo visto, vi sarà più chiaro come quello, realmente, sia un mondo di merda.
Voto:

Se vi interessa l’argomento, oltre a consigliarvi il libro (che leggerò il prima possibile) ve ne consiglio un altro, sempre sul tema della droga vissuta direttamente sulla pelle di una ragazza: “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino”.