Recensioni

Saw IV / review

Saw non è un film facilmente recensibile. Credo che il miglior commento lo si possa fare solo a coloro che hanno visto gli altri tre episodi. Detto questo, il film mi è piaciuto, più del terzo a dire il vero. In questo capitolo scopriamo finalmente molto riguardo al passato di John e della sua vita privata fino a conoscere la moglie, con cui ha condiviso grandi dolori e da cui si può presumere sia nata la voglia di “giocare” con le sue vittime. Ma, a quanto pare Saw è morto come abbiam visto nel terzo film; in effetti lo è, ma riuscirà ancora a mietere vittime, con giochi ancor più sadici e violenti (e a mio modesto parere geniali) per mettere alla prova detective e polizziotti vari. Si inizia un pò in sordina a dire il vero (l’autopsia iniziale è da vomito) per finire con una sconvolgente rivelazione come ormai siamo abituati quando andiamo a vedere Saw al cinema. I film sono tutti collegati tra loro, quindi se volete vederli iniziate dal primo, un vero capolavoro splatter. Ovviamente tutti noi ci aspettiamo il Saw V… vero?

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Resident Evil: Extinction & Supersize Me / reviews

Ho visto, dopo molti ritardi, Resident Evil 3 e non posso dire che mi ha lasciato con l’amaro in bocca. Il film non mi è piaciuto tanto, anche perchè ritengo i due precedenti episodi nettamente superiori, sia per quanto riguarda la trama che le vicende e i personaggi. In questo terzo (ultimo? sinceramente credo ci sarà anche un quarto capitolo) episodio è fin troppo chiara sin dall’inizio la situazione in cui il pianeta Terra si trova: è l’Apocalisse. Il Virus T ha devastato tutto il pianeta, rendendo le intere zone emerse desertiche e causando una rapida e mortale profusione del virus. Il risultato è che Alice (Milla Jovovich), la protagonista di tutta la Trilogia si ritrova a dover difendere i pochi sopravvisutti all’epidemia per portarli in Alaska dove pare che il virus non sia arrivato. Ma ovviamente la Umbrella Co. continua a fare i suoi esperimenti che hanno portato in passato alla distruzione di Racoon City. Il film è privo di spunti, ma soprattutto sono molto pochi i riferimenti agli episodi precedenti. Mi ha dato l’impressione di essere stato girato e pensato in poco tempo, senza approfondire ciò che potrebbe succedere ora e senza uno sguardo sostanzioso al passato di Alice, visto come si sono evolute le cose. Non sono spettacolari nemmeno le scene d’azione (tranne quella con i corvi); nei precedenti film era tutta un’altra storia. Insomma, fare un confronto con i due film precedenti mi sembra d’obbligo visto lo scarso impatto che Exctinction mi ha fatto.
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Tuttaltro genere è Supersize Me, un film che avrei dovuto vedere taaaanto tempo fa. Partiamo da un presupposto: io mangio da Mc Donald’s. Ma le volte che ci mangio si contano sulle punta delle dita e questo la dice già lunga su quel che sto per scrivere. Nel film viene fatto un esperimento che prevede mangiare cibo di Mc Donald’s per colazione, pranzo e cena per ben 30 giorni consumando solamente cibi e bevande di Mc Donald’s. Ora voi capirete che c’è una bella differenza tra me ed il folle dell’esperimento che ha condotto sino a quel momento una vita medicalmente salutare. Il film, è fatto a sorta di documentario e segue passo passo il protagonista (che è anche un famoso scrittore e giornalista, Morgan Spurlock, il folle di cui parlavo sopra) nella sua dis-avventura nel fast-food più famoso del mondo. Il risultato è sconvolgente e vi basti sapere questo, per il resto vedetevi il film. E’ ovvio che come esperimento, il risultato sia ingigantito perchè io non credo esista gente che si cibi unicamente di quella roba. Sta di fatto che il mattone sullo stomaco lo ha messo pure a me; sapere di certe cose e vederle con i propri occhi è tutta un’altra cosa che sedersi ad un tavolo e mangiare. Un esempio? In tutti i prodotti Mc Donald’s o quasi, sono presenti degli zuccheri, persino nelle insalate; e i famosi Mc Nuggets non è dato sapere di cosa sotto fatti ESATTAMENTE (ovvio di pollo… ma poi?). Alla fine dell’esperimento Morgan si ritroverà con seri problemi al fegato e con qualche chilo in più. Un film documentario che va visto, con occhio critico anche dai consumatori abituali di fast-food. Va anche detto che il film si rivolge al pubblico prettamente americano, che si sa, ha un’ alta percentuale di obesità e che conta sul territorio americano la più grande presenza di fast-food. Il film si è meritato moltissimi riconoscimenti cinematografici, tra cui una nomination agli Oscar come miglior Documentario e il Premio per la regia al Sundance Film Festival.
Noi in Italia siamo pure fortunati: abbiamo ristoranti, trattorie e osterie… la prossima volta pensateci due volte prima di entrare in un Mc Donald’s. Ovviamente non voglio giudicare nessuno essendone anche io consumatore, ma davvero in minima parte. A voi.
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Water Horse / review

Mi limito a dire che questo film fa schifo. Infantile, stupido e mal recitato. Il doppiaggio è riuscito malissimo. Non so perchè abbia visto questo film e non chiedetemelo. So solo che è una boiata pazzesca. E dire che mi aspettavo un simil-horror, poi, oggi, ho  visto la locandina… e ho capito TUTTO. Mai più.

Questa notte è ancora nostra / review

Andrea è amico di Massimo. Massimo lavora insieme all’amico nell’impresa di pompe funebri del padre. Insieme hanno una band che tenta il successo. Per averlo hanno bisogno, a detta di un discografico, di una cantante cinese. Da qui la storia si evolverà sulle vicende che coinvolgeranno i due amici e Jing, una ragazza che di cinese ha ben poco, a parte il nome. La storia è di per sé banale, ma grazie alle battute, una colonna sonora italiana, personaggi famosi d’eccezione (Franco Califano, Giovanni Floris, Maurizio Mattioli, che interpreta la parte del padre di Massimo in maniera fantastica) e soprattutto grazie a Nicolas Vaporidis, attore della nuova generazione del cinema nostrano davvero in gamba, il film risulta guardabile. Non finisce come molti si aspetterebbero, ma è ovvio che la storia d’amore tra i protagonisti ci scappa. Nel film noto anche una sorta di lotta al razzismo, capovolta però… infatti il razzismo nel film viene praticato molto più dalla società cinese, commercialmente all’avanguardia ma inesorabilmente retrograda per usi e costumi. Non esalta purtroppo la riuscita del personaggio femminile della storia che cambia idea di continuo non mantenendo una vera e propria posizione nei confronti di Massimo.
Nel complesso è una commediola adolescenziale dove la fa da padrona una storia d’amore particolare tra due culture estremamente diverse.

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Grande, grosso e… Verdone / review

Sembra di fare un viaggio nel passato in uno dei tanti bei film interpretati da Verdone, dove appaiono i suoi personaggi più riusciti. “Bianco, rosso e Verdone“, “Acqua e Sapone“, “Viaggi di nozze“, “Un sacco bello“. E invece no. Assistiamo ad una naturale evoluzione dei suoi “vecchi” Mimmo, Ivano e Furio.
Ritroviamo quindi, in tre episodi a ciascuno di loro dedicati, Leo, il mammone legato alle tradizioni e alla famiglia, perfetto boy-scout, insieme alla moglie (Geppi Cucciari) e i figli; Callisto,  professore universitario temibile e inconcepibilmente rompiballe con il figlio (“Fosca?!”, “Magda?!”) timido ed introverso che cercherà in tutti i modi di fuggire dalla severità del padre; Moreno, cafone di borgata romana in vacanza con moglie (Claudia Gerini sempre più brava) e figlio Steven (Emanuele Propizio, anch’esso bravissimo e visto già in “Mio fratello è figlio unico“) a Taormina sotto consiglio del loro psicologo per cercare “de riconnetere” il rapporto familiare.
Tra i tre episodi sicuramente in molti aspettavano il ritorno del nuovo Ivano, ormai padre alle prese con i problemi legati alla famiglia e non solo. Una famiglia cafona, ricca ma priva di cultura, fissata con i cellulari a tal punto da possederne 5 negozi dislocati per tutta Roma. Resta comunque un mito inconsacrato quello di Jessica e Ivano: inarrivabili.
Le battute nel film non mancano e non è nulla di riproposto o di riciclato… si ride senza troppe volgarità per due ore di film senza doversi aspettare momenti noiosi o inutili. Da ricordare inoltre che il film è stato voluto dai fan di Carlo Verdone, inondato da migliaia di mail indirizzate al suo sito ufficiale che gli chiedevano di riproporre i personaggi più belli della sua carriera, lasciando inoltre campo libero anche nella scelta del nome della pellicola. Verdone si riconferma senza sé e senza ma come uno dei pilastri della comicità nostrana genuina e quasi ingenuotta che farà il botto al BoxOffice. Non era una sfida facile ma è stata vinta, ne sono certo.
Non riesco quindi a dare un voto pieno. Perchè? Perchè il film per me è durato troppo poco! Ne voglio altri! Ne Voglio ancora!

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The day after tomorrow

Non consideriamola come una vera e propria recensione, visto che è un film del 2004.

Ho rivisto questo film dopo averlo visto al cinema nel lontano 2004. Mi sono sempre piaciuti i Disaster Movie, soprattutto quelli a carattere ambientale e climatico. In questo però si arriva al limite dell’impossibile. I lupi feroci? La nave tra le strade di New York? Il ghiaccio che segue i protagonisti all’interno della biblioteca? La storiella d’amore? Ridicolo. Interessanti ed avvincenti le scene dedicate all’evolversi di questa era glaciale nordica nata da alcuni tornado e finita con la glaciazione di terre e oceani meridionali; grazie agli effetti speciali riesce a dare una disastrosa prospettiva di come ai giorni nostri tutto questo potrebbe – perchè tutto questo, se non peggio - accadere. E se succedesse a noi? Aiuto.

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Non è un paese per vecchi / review

Direi che la locandina è stata profetica con quel “Miglior film dell’anno“. Infatti “Non è un paese per vecchi“, conquista 4 statuette alla Notte degli Oscar su 8 nominations assegnategli; mica male se tra i premi vinti figurano Miglior Film e Miglior Regia.
Il film, girato dai fratelli Coen, è ispirato ad un romanzo scritto dall’americano Cormac McCarthy già acclamato scrittore di bestseller. Per riassumere il film, apprezzabilissimo, potrei iniziare e finire così: caccia ai soldi, caccia all’uomo. E’ un pò quello che accade al protagonista della storia, Llewelyn Moss, un ex-saldatore, reduce dal Vietnam, improvvisatosi cacciatore di antilopi che trova al confine con il Messico una valigetta piena di soldi dovuta ad un regolamento di colpi tra spacciatori di droga, tutti morti trivellati da una miriade di pallottole sparatesi contro. Da qui inizia la fuga del protagonista tronfio per il malloppo trovato, inseguito da uno spietato e psicopatico serial-killer, Anton Chigurh, appena fuggito di prigione, pettinato nella maniera peggiore che si possa immaginare, disposto a tutto pur di riavere i soldi. La caccia ai soldi e ovviamente all’uomo inizia, ma le forze dell’ordine, capitanate dallo sceriffo della contea, Ed Tom Bell, prossimo alla pensione, iniziano anch’esse la ricerca del serial-killer per poter salvare Moss da una fine quasi certa.
Detto questo passiamo agli aspetti curiosi del film.
Anton Chigurh, utilizza come arma letale una sorta di pistola ad aria compressa mooolto inusuale e spietata; vedere per credere.
Fantastica la fotografia che merita un occhio di riguardo perchè le scene all’aperto sono davvero da premio Oscar e le inquadrature azzeccatissime soprattutto quelle sugli occhi, sulle scarpe e sulle macchie di sangue. Mi hanno colpito inoltre i dialoghi che in un primo momento possono sembrare quasi assurdi. Durante il film la voce fuori campo dello sceriffo Bell commenta con frasi sul vero senso della vita e su come con il passare del tempo tutto cambi e ciò costringe a rassegnarsi su quel che avverrà… un pò come avviene ad egli stesso nel film. Inoltre, soprattutto i dialoghi e le conversazioni che ha il serial-killer con le sue vittime, mi ha ricordato le interminabili scene parlate nei film di Quentin Tarantino; ha dato quest’impressione anche a voi?
La musica, stranamente, è quasi assente ma sinceramente non se ne sente la mancanza, vista la presenza massiccia di dialoghi e scene al cardiopalma.
Mi piace definirlo come una sorta di Western moderno, con una sana dose di violenza, ma allo stesso tempo di scene a ricche di significato anche sociale.
Unica nota negativa, che non mi fa dare il punteggio pieno al film, sono proprio i dialoghi e la loro presenza forse TROPPO accentuata; certo, è un film e bisogna parlare, ma alcune battute a mio avviso sarebbero potute benissimo essere evitate. Da vedere, sicuro.

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Cloverfield / review

O si ama, o si odia. O colpisce, o lascia indifferenti. Cloverfield mi ha tenuto incollato alla poltrona per tutta la durata del film (non molto lungo, ma non è un problema). Tutta la pubblicità virale fatta attorno al film mi ha permesso di farmi una minima idea di quel che poi sarei andato a vedere. E il risultato non è stato per nulla deludente.
La storia di svolge a New York, in una normalissima sera di Maggio. Un gruppo di amici prepara una festa di addio per un loro amico, Rob, pronto a partire per il Giappone. Durante la festa però, le pareti iniziano a tremare e un gran boato immobilizza tutti; non è un attacco terroristico o una scossa di terremoto, ma qualcosa di più mostruoso. La particolarità di Cloverfield, geniale a mio parere, è di distinguersi dagli altri film del genere “disaster” grazie all’utilizzo di una videocamera a mano, che segue, per tutto il film, passo passo le azioni del gruppo come se noi stessi fossimo con loro e vivessimo poco alla volta le situazioni di panico e smarrimento. Certo, delle volte la videocamera si muove un pò troppo velocemente, dando senso di volta stomaco, ma è un fattore che può essere superato. La videocamera è impugnata da uno dei protagonisti e quindi ci permette di seguire l’azione dal suo punto di vista e non in terza persona come accade classicamente nei film. Capitolo a parte per il mostro: fantastico. Tutto l’alone di mistero che si era celato sulla sua figura ancor prima che il film uscisse non delude così come il suo aspetto e le sue caratteristiche.
Per chiarire: non siamo di fronte ad un nuovo Godzilla, ma a qualcosa di più evoluto e terrificante.
Parlando dell’aspetto tecnico, vanno applauditi regista e produttore, rispettivamente Matt Reeves e J.J. Abrams, il secondo noto ai più, per aver creato serie televisive di grande originalità (Lost non vi dice nulla, vero?) per il lavoro svolto, proprio perché è un film difficile da gestire, anche nel poco tempo di pellicola proiettata (ma la durata ridotta del film la potete capire soltanto vedendo il film). La fotografia è sublime. Come era ovvio, un prodotto destinato al cinema prevede una qualità video nettamente superiore rispetto ai comuni proiettori e quindi non stupitevi nel vedere le grandi potenzialità della videocamera. Per il resto sembrava una normalissima videocamera; zoom, sgranatura, messa a fuoco, visore notturno e luce.
Altra nota positiva è il fatto di sentirsi coinvolti nell’azione e quindi di provare quelle emozioni di paura e agitazione nel trovarsi di fronte a qualcosa che che sbuca all’improvviso da chissà dove per distruggere tutto. Inquietudine assicurata durante il film. Complimenti anche al gruppo di attori protagonisti, semi sconosciuti e quindi impersonificabili da ognuno di noi poiché viviamo le loro stesse paure. Insomma, ci sarebbe tanto altro da dire ma per non rovinarvi la sorpresa nel caso lo vedeste, preferisco fermarmi qui per lasciare decidere a voi se andarlo a vedere o no.

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